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5 ottobre - No Dal Molin - Associazione per la riconversione civile e lo sviluppo non militarizzato ... |
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La Consultazione
del 5 Ottobre
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| Il progetto USA al Dal Molin è diventato di dominio pubblico, a livello locale e nazionale, nella primavera del 2006. Gradualmente si è sviluppata nella comunità vicentina una presa di coscienza sempre più attenta e documentata sull’entità del progetto e sui rischi che ne conseguono. Una città solitamente sonnacchiosa e indifferente si è mobilitata come non si era mai visto prima, esprimendo il proprio dissenso, in vario modo e tramite varie iniziative legali e proteste pubbliche, nei confronti del progetto e delle modalità non democratiche con cui veniva imposto. Tre anni di mobilitazione, senza ricevere concreta attenzione politica dal governo Berlusconi prima, dal governo Prodi poi e dall’attuale governo Berlusconi infine. Nessuno ha accettato di ascoltare il parere della popolazione locale, direttamente interessata. I poteri forti economici, politici, militari, nazionali e locali, sono tutti coinvolti e tutti d’accordo nel permettere la realizzazione del progetto, con il sostegno di una amministrazione locale di centrodestra poco attenta a curare gli interessi della comunità vicentina. Nessuna volontà di procedere con la valutazione di impatto ambientale (VIA) che potrebbe essere decisiva. Dopo una clamorosa ordinanza del TAR del Veneto (settembre 2008) che dava ragione alle preoccupazioni della popolazione locale, tutto è stato messo a tacere. Nell’Aprile 2008 è stato eletto a Vicenza un nuovo Sindaco sulla base di un programma di opposizione al progetto della nuova base militare e della promessa di indire, una volta eletto, un referendum o una consultazione tra i vicentini per verificare quale fosse il parere della popolazione locale su di una questione tanto importante. |
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Dopo una deliberazione del Consiglio comunale (8 luglio 2008) che ha affrontato la questione Dal Molin dal punto di vista degli interessi cittadini, l’Amministrazione di Vicenza ha indetto per il 5 ottobre 2008 una Consultazione popolare, forma di partecipazione prevista dallo Statuto comunale. I vicentini dovevano esprimere il proprio parere sulla destinazione dell’area dell’aeroporto, rispondendo con un SI o un NO al seguente quesito:
«E’ lei favorevole alla adozione da parte del Consiglio comunale di Vicenza, nella sua funzione di organo di indirizzo politico amministrativo, di una deliberazione per l’avvio del procedimento di acquisizione al patrimonio comunale, previa sdemanializzazione, dell’aerea aeroportuale “Dal Molin” - ove è prevista la realizzazione di una base militare statunitense - da destinare ad usi di interesse collettivo salvaguardando l’integrità ambientale del sito?»
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Ma, per impedire lo svolgimento della Consultazione popolare, il Ministro della Difesa ricorre al Consiglio di Stato che con una ordinanza vieta al Sindaco di Vicenza, Achille Variati, di procedere formalmente con la Consultazione, già indetta. La popolazione, indignata, risponde con la disobbedienza civile. Quella Consultazione che non poteva più essere effettuata nella forma istituzionalmente più corretta si tenne dal basso in forma spontanea e autogestita dai cittadini, dalle associazioni, dai consiglieri comunali di maggioranza. Per Vicenza fu una giornata di importanza storica. Il 5 ottobre, nei 32 seggi allestiti in strada dentro ai gazebo, hanno potuto esprimere la loro volontà con il voto più di 24.000 cittadini: di questi, 23.050 hanno detto SI al quesito ed alla destinazione dell’area Dal Molin ad usi civili. I cittadini vicentini non solo hanno espresso chiaramente la propria contrarietà a cedere altro territorio della città ad usi militari, ma versavano liberamente un contributo in denaro per incominciare a costituire un fondo destinato a realizzare il proposito contenuto nel quesito. Era ben chiaro il mandato di chi aveva votato agli amministartori della città e agli organizzatori della Consultazione autogestita: intraprendere tutte le iniziative possibili per impedire nuove occupazioni del territorio da parte delle servitù militari e promuovere la smilitarizzazione di quelli già compromessi da molti anni.
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