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La “questione Dal Molin” riguarda Vicenza. Soggetta a insediamenti militari statunitensi fin dall'inizio degli anni Cinquanta, la città ha appreso solo nel maggio del 2006 di un’intesa conclusa in gran segreto fin dal 2004, tra il sindaco Hüllweck e il capo del governo Berlusconi, che concordava la disponibilità all’accoglimento di un’ulteriore base militare in una zona a nord della città. Si trattava di una vasta area di proprietà del Demanio militare, occupata a est dall’aeroporto civile “Dal Molin”, gestito dalla Società Aeroporti Vicentini, e a ovest dall’Aviazione militare italiana.
Quando sono trapelate le prime notizie (all'epoca del successivo Governo Prodi) e si è venuti a sapere che la nuova base era destinata a riunire la 173a brigata statunitense aviotrasportata (Airborne), ancora divisa tra Aviano (Pordenone) e Germania, subito è salita progressivamente nei vicentini l'inquietudine per l’escalation di un processo di militarizzazione del territorio che collegava direttamente la loro città a teatri aperti di guerra, mentre l'autorità comunale additava alla cittadinanza la prospettiva del vantaggio economico (nel dialetto locale:“'I americani porta schei”) e minimizzava i rischi prospettati dai contrari.
Nonostante questo, la cultura della contrarietà si è rapidamente allargata in estensione e motivazioni. Dai quartieri residenziali direttamente investiti dal progetto, si è significativamente estesa a tutta la città. E’ sorto il Coordinamento dei Comitati Cittadini che ha incominciato azioni concertate per informare la cittadinanza e tenere alta l’attenzione sul problema. Un primo raduno di sensibilizzazione e informazione, con un banchetto di raccolta firme, promosso dal Coordinamento dei comitati cittadini in Piazza Castello, risale a maggio e ha visto la partecipazione di alcune centinaia di persone. La prima manifestazione significativa, che segnalava una crescente preoccupazione per il problema cittadino, fu una fiaccolata di protesta organizzata per il 6 agosto 2006.
Il crescere progressivo della contrarietà è stato documentato anche da un sondaggio della Demos curato dal sociologo Ilvo Diamanti, che registrava il 63% di NO al progetto. Nel contempo in incontri pubblici, attraverso studi e interventi di esperti, veniva documentato in modo sempre più chiaro l'impatto devastante dell'intrapresa (di cui si sono potuti conoscere a un certo momento anche i dettagli progettuali), sotto il profilo ambientale, urbanistico, economico e sociale.

A livello politico nazionale l'esecutivo Prodi, chiamato in causa da interrogazioni parlamentari provenienti dall'area del No, ma anche dalla Destra del Sì che agitava, strumentalmente, la causa dei lavoratori italiani della caserma Ederle a rischio di licenziamento, ha continuato a dichiarare che nella scelta iniziale sul Dal Molin non c'era niente di definitivo, che la decisione finale doveva ancora essere assunta, e che il parere della città sarebbe stato recepito. Questa impostazione, a causa delle sue linee d’indeterminatezza sulla ricezione del parere dei cittadini, ha generato una diatriba a distanza tra Governo e amministrazione Hüllweck, all'insegna del rimpallo delle responsabilità.
Nel frattempo i parlamentari locali dell'Unione s’impegnavano in vario modo a sensibilizzare il Governo Prodi sul problema di Vicenza, con prese di posizione e iniziative supportate in particolare dalla Sinistra. In loco è continuata l'iniziativa dei Comitati e delle Associazioni, tra cui l'Osservatorio delle Servitù Militari.

Alla fine l'Amministrazione Hüllweck, in una movimentata seduta del Consiglio Comunale, seguita per tutta la sua durata da un’affollatissima e rumorosa piazza dei Signori non ammessa in sala e sorvegliata dalle forze di polizia, il 26 ottobre 2006 ha fatto passare di stretta misura il proprio Odg favorevole al progetto militare Dal Molin. Di quella seduta ricordiamo l’appassionato intervento a difesa del futuro della propria città da parte del consigliere di opposizione Emilio Franzina, che aveva affrontato un difficile viaggio di ritorno dal Brasile, dove si trovava in quei giorni per motivi di lavoro, per poter esprimere il proprio voto contrario. La Maggioranza di centrodestra ha snobbato tutte le argomentazioni sentite e documentate dell'opposizione assumendosi platealmente, con un ordine del giorno favorevole alla nuova base USA, la responsabilità di escludere anche la richiesta di partecipazione popolare attraverso referendum. Al contrario il Consiglio Comunale della contigua Caldogno, pure coinvolto nello stesso problema, si esprimeva con un voto negativo unanime.
L'intervento di Emilio Franzina al Consiglio Comunale di Vicenza |
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Nonostante quanto avvenuto a Vicenza, il Governo centrale nell'immediato ha continuato il dialogo con la gente del No, dando l'impressione di volerla ancora assumere come interlocutore privilegiato: il 23 novembre 2006 il ministro della Difesa Parisi ha acconsentito a ricevere e ad ascoltare una rappresentanza qualificata del No, andata a Roma a manifestare davanti a Montecitorio, assicurando che la partita del Dal Molin era ancora aperta e facendo rinascere persino la speranza di un referendum popolare. L'impressione è stata confermata qualche giorno dopo, in un incontro tra lo stesso Ministro e i capigruppo parlamentari della Maggioranza di governo, proprio per valutare la possibilità di un referendum popolare. Analoga richiesta di ascolto era avanzata al Ministro da l
Comitato cittadino Si al Dal Molin, costituitosi nel frattempo per sostenere il progetto statunitense e propagandare i presunti benefici che la nuova base avrebbe portato alla città di Vicenza.
Di lì a pochi giorni, il 2 dicembre ha avuto luogo a Vicenza la prima grande manifestazione nazionale di protesta: un corteo pacifico di 15 mila e più persone di diverse appartenenze che volevano dire No all'ipotesi di una nuova base di guerra. Un livello di dimostrazione che da tempo non si vedeva in città, a conclusione di una serie di iniziative pubbliche e di incontri che avevano tenuto desta l'attenzione della città sulla questione Dal Molin.
L'anno 2006 si chiude con la richiesta di un referendum popolare da parte del Coordinamento dei Comitati cittadini, come previsto dallo Statuto del Comune. La Commissione degli esperti, prevista dal regolamento degli istituti di partecipazione con il compito di vagliare l’ammissibilità del quesito sulla questione Dal Molin, fin dalle prime battute raffredda le speranze dei richiedenti, sostenendo la tesi che il quesito non è proponibile perché trattasi di opera “di difesa nazionale” (sic!).
L'anno nuovo incomincia con una svolta inattesa: l'ambasciatore degli Stati Uniti presso il governo italiano, il 9 gennaio effettua una visita a sorpresa a Vicenza. Nel corso di un incontro con il sindaco fa sapere che se il Governo italiano si fosse preso troppo tempo per decidere sulla base Dal Molin o avesse deciso per il No, il Governo statunitense avrebbe trasferito da Vicenza anche la base di Camp Ederle. Le sue dichiarazioni assumono chiaramente le caratteristiche di un ultimatum: “Gli Stati Uniti esigono una risposta definitiva…entro il 19 gennaio”. Un’incursione irrituale, in cui è sembrato ancora evidente l'uso della preoccupazione per il licenziamento del personale esterno della Ederle, per condizionare la decisione del Governo. Il quale, secondo quanto riferito dal sindaco Hüllweck, avrebbe interloquito per bocca del Ministro degli Esteri: “Vicenza è una città ricca e potrà assorbire il migliaio di dipendenti” licenziati (affermazione poi smentita dal Ministro D'Alema).
La sortita dell'ambasciatore ha scatenato la polemica in campo politico nazionale: mentre il capo dell'opposizione, Berlusconi, accusava il governo di anti-americanismo, anche la parte moderata della coalizione di Governo si esponeva per il sì alla base militare, pur con vari “distinguo”; solo la Sinistra radicale ha insistito sul fronte del No. Il premier Prodi ha risposto che la decisione sarebbe arrivata “a tempo debito”, dopo aver considerato tutte le ricadute relative.
Il giorno dopo, 16 gennaio, Prodi era in visita a Sofia e alle ore 18.15 le agenzie di stampa hanno battuto la sua dichiarazione: “Sto per comunicare all’ambasciatore statunitense che il Governo italiano non si oppone alla decisione presa dal Governo precedente e dal Comune di Vicenza a che venga ampliata la base militare”. La Casa delle Libertà ha subito applaudito, con in testa il Presidente della regione Veneto, Galan, e il sindaco di Vicenza, Hüllweck. Il commento liberatorio dell’ambasciatore Spogli è stato: “Le relazioni tra Italia e Usa registrano un passo avanti”.
In città, a seguito della diffusione della notizia, una folla di vicentini si è riversata in Piazza dei Signori, esprimendo tutta la propria rabbia, con striscioni colorati, slogan, bandiere. Non sono mancati apostrofi all’indirizzo del Governo ed episodi di schede elettorali bruciate per delusione e per protesta. Un corteo si è poi diretto alla stazione ferroviaria, dove cittadini mortificati dalla decisione del Governo ed esponenti dei Comitati hanno occupato i binari, bloccando il passaggio dei treni per tutta la notte. In quelle stesse ore veniva montato a Ponte del Marchese, vicino all’aeroporto, il tendone del Presidio permanente No Dal Molin. |
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| Il tendone del Presidio permanente No dal Molin |
All'indomani il premier Prodi, nonostante lo sconcerto della Sinistra di Governo e l'invito rivoltogli ad “ascoltare i cittadini”, ha ribadito: “Il Governo ha preso una posizione finale e su questo non c’è alcuna osservazione da fare”. La dichiarazione ha incassato immediatamente l’appoggio “in toto” del vicepresidente Rutelli.
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| Scatti dalla manifestazione del 17 febbraio 2007 |
La vera risposta a Prodi è arrivata dal popolo della pace esattamente un mese dopo, quando più di centomila manifestanti, provenienti da tutta l’Italia (con la partecipazione anche di rappresentanze europee e statunitensi), hanno dato luogo a una memorabile e partecipata manifestazione nazionale di dissenso, sfilando compostamente su un anello di oltre 6 chilometri per esprimere la propria protesta corale, con bandiere, slogan, striscioni, e riversarsi alla fine in Campo Marzo, per ascoltare gli interventi di alcuni esponenti del movimento No Dal Molin.
Tutti, a cominciare dal Presidente del Consiglio, non hanno avuto difficoltà a riconoscere la portata e il significato dell'evento accaduto (fatto conoscere anche dai media), ma l'attesa successiva di segnali di svolta è andata deserta. Non solo Prodi si è affrettato subito a precisare: “La nostra linea non cambia”; ma anche dal partner statunitense è arrivata presto la conferma dell'intenzione di andare avanti con il progetto “Ederle 2” secondo i piani prestabiliti, senza rinvii e ripensamenti. Ciononostante la questione dal Molin sul fronte politico non pareva chiusa. L’ex Presidente della Repubblica e senatore a vita Francesco Cossiga, suggeriva anzi al premier di congelare l’autorizzazione frettolosamente concessa agli Stati Uniti e di aprire un confronto con l’Amministrazione americana anche sulle basi militari già esistenti.
Intervenendo a un Convegno organizzato dal Coordinamento dei Comitati, la costituzionalista Lorenza Carlassare avanzava motivate eccezioni di legittimità costituzionale sulla decisione assunta dal Governo “che non ha lasciato tracce e che in realtà dovrebbe essere presa dal Parlamento”.
Nel frattempo sono stati segnalati in Consiglio Comunale sorvoli e atterraggi di elicotteri statunitensi al Dal Molin; è stata scoperta la posa non autorizzata nelle adiacenze dell'aeroporto di cavi in fibra ottica, come pure una collocazione di filo spinato, oggetto d’interrogazione al Ministro della Difesa da parte dell’on. Bulgarelli, dei Verdi. Tutti i segnali danno per scontata la costruzione della base prima che si abbia conoscenza di un’autorizzazione ufficiale e del progetto edilizio. Durante il Festival dell’economia di Trento, Prodi, presente per tenere una relazione, è contestato da rappresentanti del Presidio permanente No Dal Molin ed è messo in palese difficoltà da precise domande sulla questione vicentina, rivoltegli da Cinzia Bottene.

Per facilitare la “digestione” della nuova base ai vicentini, Prodi il 13 giugno 2007 nomina un “Commissario straordinario” governativo alla questione Dal Molin. Affida l’incarico al parlamentare europeo Paolo Costa che sarà l'interlocutore principale delle amministrazioni interessate, delle istituzioni locali e delle comunità territoriali, con l’obiettivo di approfondire il confronto e il dialogo sulla realizzazione dell’ampliamento della base statunitense, in modo da garantire il rispetto dell’impegno preso e le istanze della realtà della zona” (NotadiPalazzo Chigi).
Il 21 giugno il commissario Costa fa la prima contestata ricognizione a Vicenza e dichiara esplicitamente: “Ci sono grossi margini per discutere il ‘come’… ma i miei poteri non prevedono il ‘se’ ”. Nonostante il parere del sindaco della città che ha visto nella nomina di Costa la risoluzione del nodo politico Dal Molin, la dichiarazione del Commissario non lascia spazio alle speranze dei vicentini contrari alla base. Egli è un semplice esecutore della decisione del Governo non ridiscutibile. In effetti, il 7 novembre iniziano nell'area Dal Molin le operazioni di bonifica dai residuati bellici della seconda guerra mondiale presenti nel sottosuolo.
Verso la fine di novembre 2007 accade un evento simbolicamente molto importante: il Consiglio comunale di Quinto, piccolo comune della cintura vicentina, dopo verifiche di fattibilità, dice “No” all'unanimità a un'opera connessa con l'aumento delle servitù militari nel Vicentino, la costruzione di un villaggio residenziale su un'area di 220.000 mq per le famiglie dei militari USA in località Quintarello. Il progetto era già stato commissionato dagli Americani all’impresa Pizzarotti di Parma. La delibera del Consiglio Comunale di Quinto ne individuava la criticità nella sproporzione tra la superficie occupata dalle costruzioni, e gli indici di edificabilità del territorio, e nell'eccessivo carico in termini di viabilità che il villaggio Usa avrebbe prodotto.
Per evidenziare il modus operandi del Commissario, ricordiamo che all'inizio del 2008, quando il giornale ufficiale delle forze armate USA, Star&Stripes, informa che gli Statunitensi hanno ormai a disposizione tutta la documentazione necessaria per iniziare i lavori della Ederle 2, di fronte alle reazioni subito innescate dalla notizia, Paolo Costa in un comunicato si dice “stupito dello stupore” manifestato dai vicentini. A suo dire “tutti i passi sostanziali di approvazione del programma di localizzazione della Ederle 2 sono stati largamente e tempestivamente pubblicizzati”. Ormai le autorità italiane e Usa possono dunque arrivare alla progettazione di dettaglio e all’edificazione.
Nella ricorrenza dell'anniversario dell'“editto bulgaro” del Presidente Prodi, il movimento vicentino contrario alla base celebra il “Prodi Day”. In questa occasione una trentina di esponenti del Presidio fanno irruzione nella sede della Prefettura di Vicenza, incatenandosi a una ringhiera, lungo le scale che conducono all'ufficio prefettizio, mentre all'esterno si svolge la protesta di un altro centinaio di manifestanti. Per questo gesto il 14 febbraio 2008 i partecipanti all’azione riceveranno un “avviso di garanzia”.
Nella primavera del 2008 la città di Vicenza vive l'evento di nuove elezioni amministrative per rinnovare il Consiglio Comunale. Tra i candidati a Sindaco, si presenta come antagonista della linea amministrativa uscente Achille Variati, esponente della Margherita e Consigliere regionale, che nella fase più acuta della questione Dal Molin si era fortemente esposto per il No, entrando in contrasto con l'atteggiamento tiepido del suo partito e il decisionismo di Prodi.
In campagna elettorale riaffermava: “Sulla base Usa non c'è stata informazione e nessuno, governo compreso, ha voluto ascoltare le ragioni e le paure dei cittadini”. E prometteva:“Da sindaco lancerei un referendum consultivo rivolto alla cittadinanza”. Il 29 aprile 2008 viene eletto sindaco, dopo il ballottaggio con Lia Sartori candidata del Pdl. Dopo l'insediamento, riceve il commissario governativo Costa al quale spiega che “c'è un'esigenza di democrazia tra i cittadini di Vicenza che deve essere rispettata”, ipotizzando che la consultazione referendaria potesse svolgersi entro l'estate.
Il 18 giugno successivo arriva l’ordinanza del TAR del Veneto a seguito di un ricorso presentato nel settembre 2007 dal CODACONS e da alcuni cittadini, che accoglie la richiesta di “sospensiva” dei lavori al Dal Molin, rilevando nella gestione della procedura di decisione palesi caratteri di illegittimità. La decisione del TAR ridà speranza al movimento contrario alla base.
Viene alla ribalta contestualmente il contenuto di una lettera del 17 settembre 2007, indirizzata dal commissario Costa al Ministro della Difesa, Parisi. Nella lettera Costa suggeriva al Ministro di “prendere decisioni definitive” per “eliminare alla radice le componenti locali del dissenso” e consigliava di evitare, sul progetto dal Molin, la valutazione d’impatto ambientale (VIA) che il Ministro per l'Ambiente, Pecoraro Scanio, si apprestava a richiedere: “dal che non possono che derivare intuibili ostacoli... con le conseguenti lacerazioni che in un momento come questo è preferibile evitare”.
L’8 luglio 2008 il nuovo Consiglio Comunale approva un Odg in cui si cancella il nulla osta al progetto Dal Molin dato il 26 ottobre 2006 dal precedente Consiglio Comunale, e si decide di accedere all’uso dello strumento della consultazione popolare.
Ma il 1° agosto successivo il Consiglio di Stato interviene con inconsueta tempestività su un ricorso presentato da alcuni parlamentari vicentini avverso alla sentenza del TAR regionale che aveva sospeso i lavori per la base militare al Dal Molin, e ne blocca l'esecutività. Il cantiere per la costruzione della base americana riapre.
L'amministrazione Variati mantiene l'impegno preso e avvia la macchina elettorale per la consultazione popolare (strumento previsto dallo Statuto del Comune). La data per la consultazione è fissata per il 5 ottobre 2008, ma un’altra ordinanza del Consiglio di Stato, su richiesta del Ministro della Difesa, ne blocca pochi giorni prima l’iter legale.
Il Sindaco non può non prendere atto del pronunciamento del Consiglio di Stato, ma i cittadini rispondono con un gesto di disobbedienza civile e la consultazione si svolge ugualmente alla data prevista in forma autogestita, con tutte le garanzie di regolarità. All'esterno dei seggi, sotto gazebo allestiti da un Comitato cittadino costituitosi allo scopo, si presentano ad esprimere la propria volontà 24.000 vicentini, dei quali 23.050 votano per la destinazione ad uso civile dell'area Dal Molin. Data la lotta contro il tempo e le difficoltà incontrate nell'organizzazione, questa esperienza di partecipazione ha assunto un grande valore etico e simbolico, testimoniando l'amore dei vicentini per la loro città.
Nei primi mesi del 2009 sono continuate le iniziative delle associazioni e dei comitati per tenere viva la contestazione e contrastare l'avanzata dei lavori al Dal Molin.
L'ultima grande manifestazione risale al
4 luglio 2009 e ha visto accentuarsi una diversità di scelte e di sensibilità tra le varie componenti del movimento No Dal Molin. Si sta facendo largo un'esigenza di verifica metodologica sul cammino percorso, da affrontare insieme urgentemente per sbloccare lo stallo preoccupante in cui la questione Dal Molin ora versa.
L’8 luglio riprende l’iniziativa della via giudiziaria il CODACONS (Coordinamento delle Associazioni per la difesa dell’ambiente e la tutela dei diritti di utenti e consumatori), di cui abbiamo già parlato sopra, depositando un nuovo ricorso, davanti al TAR del Lazio, contro la delibera del 19.02.2009 del Ministero della Difesa - Direzione Generale dei Lavori e del Demanio, con la quale è stato approvato il progetto finale per la realizzazione dell'ampliamento dell'insediamento militare americano nel lato ovest dell'aeroporto Dal Molin di Vicenza.
Tra le motivazioni che fondano il ricorso vi è la mancata attivazione della procedura di valutazione di impatto ambientale (VIA), prevista dal Codice dell'ambiente, per interventi come quello in oggetto che interesserà una superficie 55 ha, per una cubatura complessiva pari a circa 600.000 mc, e che andranno ad incidere su alcuni siti di interesse comunitario (SIC), di elevato pregio naturalistico-ambientale, con rischio di gravissimo pregiudizio per le falde acquifere della zona interessata da tale intervento.Quanto all'esigenza dell'assoggettamento a VIA, lo stesso TAR Veneto con la sentenza dell'ottobre 2008 - con cui si era pronunciato sul ricorso all'epoca proposto dal Codacons, e che aveva visto anche la sospensione degli atti relativi a tale intervento - aveva affermato che il progetto finale avrebbe dovuto farsi carico del "compito di salvaguardare ogni esigenza di carattere urbanistico ed ambientale, nel rispetto delle procedure del caso. Ma le conseguenze negative della realizzazione dell'opera toccano diversi aspetti: dai consumi elettrici a quelli di acqua, dal traffico veicolare al sistema dei venti, ecc., tutti motivi di annullamento contenuti nel ricorso dell'associazione. Il Codacons, infine, ha chiesto ufficialmente all'Ambasciata Usa un incontro col il Presidente americano Barack Obama, in occasione dlla sua presenza in Italia per il G8- L’incontro era finalizzato proprio a sensibilizzare il Presidente degli Stati Uniti in merito agli effetti negativi dell'ampliamento della base Dal Molin, ed informarlo circa la posizione degli abitanti di Vicenza, nettamente contrari alla realizzazione dell'opera. Incontro, naturalmente, non avvenuto.
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