.Vicenza - 4 Luglio 2009

 

 

     

La scorciatoia

di Marco Antonio dalla Pozza, (Assessore alla Sicurezza - Comune di Vicenza)

 

(da Facebook, martedì 7 luglio 2009 alle ore 17.44)

 

http://www.facebook.com/note.php?note_id=230341830220

 

 

Sono passati tre anni e mezzo da quando, come consigliere comunale di minoranza, feci la prima interrogazione sulla vicenda "Dal Molin". Ancora non se ne parlava in città, tutt'al più se ne sussurrava. E nel Dicembre 2005 iniziavo a chieder conto di una voce che, via via, si era fatta sempre più insistente. Poi, a Maggio del 2006, la scoperta del progetto della nuova base al "Dal Molin", che qualcuno teneva nascosto da quasi un mese nel palazzo che oggi frequento da assessore. E ancora il dibattito in Consiglio dell'Ottobre 2006, la prima manifestazione del 10 Dicembre, e poi quella oceanica del 17 Febbraio 2007.

E poi... tanti altri momenti, alcuni anche di tensione, sino alle elezioni del 2008, con un Sindaco eletto anche sulla spinta della contrarietà dichiarata a quella base, senza aver mai ceduto nemmeno una volta all'antiamericanismo, alla violenza, all'ambiguità dei distinguo.

In mezzo c'è stata anche la mia contrarietà prima, il tentativo poi di operare politicamente per avere una "riduzione del danno" ed evitare guai peggiori dal punto di vista urbanistico, viabilistico ed ambientale (così come parte dei cittadini chiedevano), poi nuovamente la richiesta che la base non si facesse in quel luogo.

Il resto è storia recente, con i pronunciamenti del Tar e del Consiglio di Stato, con il referendum autogestito, con la "coda" delle proteste e dell'inizio dei lavori.
Ognuno poi ha proseguito il proprio percorso, chi con ancora più decisione, chi sempre meno convinto a mano a mano che il tempo passava e la base iniziava ad essere costruita.
Tutto nei limiti, quasi sempre, della legalità, con la maggior parte dei cittadini contrari alla base sempre in movimento dentro al solco, profondo, della nonviolenza e della democrazia.

Tutto così, fino a Sabato.Tutto così, fino a quando qualcuno non ha deciso di usare la via più breve per lanciare il proprio messaggio.

E la scorciatoia della democrazia ha preso il nome di violenza.Una violenza non tanto contro le forze dell'ordine, che forse erano già preparate a questo esito, quanto piuttosto nei confronti di chi credeva ancora, nelle prime ore del pomeriggio di sabato, che la manifestazione si sarebbe svolta come tutte le altre volte, con le donne davanti ed i bambini dietro, senza problemi.

E chi oggi racconta di un attacco premeditato delle forze dell'ordine, sa di essere bugiardo, mente sapendo di mentire, tradisce e fa di nuovo violenza a chi era stato tenuto lontano apposta dalla testa del corteo, da chi non sapeva che cosa stesse accadendo lì davanti, da chi ricordava Genova e pensava, questa volta a torto, di esserci ritornato.

Io c'ero, e posso permettermi di dire questo perché ho visto.Così come c'ero a Genova, e posso permettermi di ricordare e di raccontare perché anche lì ho visto, anche se ho visto solo una parte, forse la meno peggio di tutto quel che avvenne in quei giorni di Luglio.

Chi oggi racconta che il corteo di là non poteva passare perché troppo a contatto con la polizia, deve spiegare perché poi, a scontri avvenuti, il corteo sia ugualmente passato davanti a carabinieri e poliziotti invece di sciogliersi davanti al Presidio.

Chi oggi racconta che non c'era spazio per mediazioni deve spiegare perché, quando le mediazioni sono state proposte prima degli scontri, le ha rifiutate senza motivazioni e facendo invece avanzare gli incappucciati con gli scudi di plexiglas ed i sassi in mano.

Chi oggi racconta di uno scontro avvenuto perché le forze dell'ordine non erano dentro al recinto dell'aeroporto, ma solo in minima parte anche fuori, deve spiegare perché il 17 Febbraio si manifestò anche se le forze dell'ordine erano per strada.

Chi oggi racconta che gli incappucciati con gli scudi di plexiglas ed i mascherati con i caschi erano là per proteggere "donne e bambini", deve spiegare perché, oltre agli scudi con cui fare barriera davanti ai carabinieri, ci fossero anche delinquenti con in mano sassi grandi come un pugno, bottiglie di vetro, estintori, fumogeni e bombe carta, e li abbiano lanciati da subito sui carabinieri.

Ma chi oggi racconta tutte queste balle lo fa scientemente perché vuole ancora una volta fare violenza a chi ha scelto il pacifismo e la democrazia, il rispetto delle regole e l'amore per la propria città come cifra del proprio agire.

E non importa che le cose sabato siano andate meno peggio di come avrebbero potuto, che lo scontro sia durato solo pochi minuti. Le cose non dovevano andare così. Punto e basta.

Chi mistifica i fatti di sabato vuole fare violenza con le parole nello stesso modo col quale le parole sono state usate per fare violenza alla città, con la parola "ampliamento" al posto di "nuova base", parlando di "opportunità" anziché dei danni ambientali, utilizzando la "ragion di Stato" al posto della "democrazia" e del "federalismo".

Chi oggi non racconta la verità su sabato fa anche peggio, perché alla violenza delle parole contro gli altri manifestanti ha unito la violenza delle pietre contro le forze dell'ordine.

Chi oggi non racconta la verità sa che sabato ha usato una squallida scorciatoia per arrivare ad attirare (forse) l'attenzione di Obama, perché una manifestazione senza scontri, come le altre, avrebbe solo ribadito che i vicentini sono gente pacifica e democratica.

Ma questo non avrebbe fatto abbastanza "notizia".

Resto intimamente convinto che sia sempre più da apprezzare il rumore di una foresta che cresce a quello di un albero che cade.

Putroppo, questa volta, il boscaiolo era nascosto tra gli alberi, e ha voluto deturpare, violentandola, quella foresta cresciuta con tanta pazienza.

Chi ha voluto tutto questo, pianificandolo nei minimi dettagli per settimane, rifiutando la ragionevolezza in tutti i momenti in cui era possibile, chi si tiene dentro al movimento delinquenti di ieri che formano delinquenti di oggi, deve solo vergognarsi di quel che ha fatto sabato e - per il bene di chi pacificamente in questi anni si è impegnato in questo cammino - deve essere isolato prima che faccia nuove vittime tra coloro che, democraticamente, hanno speso forze ed idee per dimostrare la giustezza delle proprie opinioni.

Quelli, e solo quelli, a cui va portato rispetto, da parte di tutti, per la compostezza, la dignità e la forza con cui hanno portato avanti un'idea, democraticamente, e cercando di avere sempre a cuore le ragioni e gli interessi di tutta la città e non solo di una parte, ideologicamente ferma a un'epoca che fu orribile e che nessuno di noi si augura torni mai più.



in:  "Tera e Aqua", mensile dell'Ecoistituto del Veneto Alex Langer, luglio-agosto 2009.